2019 marzo 20 Uguccioni – Come volevasi dimostrare

A differenza degli statuti di antico regime, quando in mancanza di una codificazione di Stato erano il fondamento del Diritto, oggi gli statuti comunali non servono praticamente a nulla, sono soggetti alla costituzione della Repubblica, alle leggi dello Stato e a quelle regionali, quindi non disciplinano neanche i fuochi d’artificio nella festa del patrono; sono meri orpelli tanto per dire che li abbiamo, hanno l’importanza delle decalcomanie sul parabrezza di un’automobile.

Statuta Pisauri noviter impressa 1531 - Apriti Pesaro
Statuta Pisauri noviter impressa 1531 – Apriti Pesaro

Non era così in antico regime, cioè prima di Napoleone: allora le città – Pesaro per il suo contado, Urbino e Fano per il loro, ecc. – li imponevano alle comunità soggette, Monteciccardo e Gabicce dovevano seguire le norme degli Statuta civitatis Pisauri, e non potevano scegliere perché erano “semplici” castelli, mentre Pesaro era la città dominante e il contado era “suo”.
Gli insediamenti umani, come le singole persone, erano allora disposti secondo una precisa gerarchia.
Faceva eccezione Gradara perché apparteneva al contado di Pesaro ma era una “terra”, cioè pur senza essere una “città”, aveva una dignità intermedia. Gli statuti di Gradara vennero studiati anni fa dal compianto Delio Bischi, e ne ricordo alcune rubriche dal latino non propriamente classico, per es. “de grippis non sappandis”, ovvero i greppi non andavano zappati ma lasciati con il loro manto di erba, oppure “de cane mordace non tenendo”, che non necessita di traduzione. Ora è del tutto ovvio che oggi la custodia di un cane mordace e le conseguenze dell’omessa vigilanza siano regolate dal codice civile e perfino penale, quindi perché dovrebbe occuparsene lo statuto comunale (che ovviamente non può confliggere con le leggi dello Stato)?
Ma a Pesaro la questione è stata infiammata dalla recente volontà del sindaco di modificare una norma statutaria per cui un assessore poteva fare due mandati. C’era un’analogia con il mandato del sindaco, che per legge nazionale può essere esercitato solo due volte, e nello statuto pesarese si era deciso che la norma fosse estesa anche agli assessori. Oggi, per evidenti convenienze elettorali (consentire un terzo mandato ad alcuni assessori – peraltro bravi amministratori – nella speranza che ciò rafforzi le loro liste e quindi la posizione del sindaco), la maggioranza pur con qualche malumore, segno di una coscienza crucciata, ha modificato la norma nell’imminenza delle elezioni, ovvero a partita in corso.
Tutto ciò, oltre a essere sconveniente, è potuto avvenire perché gli statuti comunali sono scritti nell’acqua e non vengono presi sul serio neanche da chi li dovrebbe custodire; cioè sono meri orpelli, hanno l’importanza delle decalcomanie ecc.
Come volevasi dimostrare.

 

Riccardo Paolo Uguccioni

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